Immobili commeciali


Alessandro Mannarino - 27 Marzo 2021 - 0 comments

Una significativa fetta del mercato immobiliare è composta dagli immobili commerciali. Tendenzialmente vengono presi in locazione, dati gli altri capitali che spesso deve investire un’impresa, ma in numerose circostanze risulta più interessante procedere a un acquisto, specie sfruttando le varie occasioni di recupero fiscale.

Essendo evidentemente collegato in modo stretto al mondo del lavoro, è un mercato, con molti attori anche provenienti dall’estero, che reagisce molto velocemente alle dinamiche dell’economia. Accantonata l’epoca in cui l’andamento dell’economia dipendeva dallo spread, ora i fattori da analizzare sono altri e ben noti. Come facilmente immaginabile, è un settore in ribasso, ma con sostanziali differenze fra i 3 principali settori.

Capannoni.

Tante strutture di questo tipo sono state abbandonate in seguito alla chiusura di numerose attività, che non hanno saputo far fronte alla crisi economica e alla pandemia, dato che molte di queste hanno subito un blocco quasi totale delle entrate.

Tuttavia i capannoni risultano la tipologia di immobile commerciale meno colpita, anzi è un mercato in lieve espansione. A fare da contraltare alla chiusura di diverse attività, ci sono le grandi esigenze logistiche di altre per via del forte ricorso all’e-commerce, non solo dei grandi colossi, ma anche di numerosi altri più piccoli. Non è chiaro fino a quando questa esigenza sarà presente, perché sicuramente la fine della pandemia porterà a una rifioritura del mercato ‘fisico’, ma probabilmente gli spostamenti delle persone saranno complessivamente inferiori anche a lungo termine.

Negozi.

I negozi invece ne hanno risentito di più, soprattutto quelli legati alla ristorazione, settore che prima, viceversa, faceva da traino. Con lo smart working è stato praticamente annullato tutto l’indotto delle pause pranzo, soprattutto nelle grandi città e l’asporto della sera è servito solo in alcuni casi a far quadrare i conti. Non positiva anche la situazione del settore abbigliamento, ma anche dell’oggettistica varia, che premia solo chi ha saputo compensare con le vendite online.

Ma ci sono anche note positive, dato che si stanno riscoprendo le piccole botteghe di quartiere, principalmente per lo svuotamento delle grandi città. E non solo per il ripopolamento dei paesi medio piccoli, ma perché ci sono molte più persone che vanno a fare la spesa e molto più frequentemente, così anche il piccolo negozio avrà più clienti, che, per semplice comodità o per evitare lunghe code, privilegeranno il classico minimarket sotto casa.

Uffici.

Incertezza invece per il settore degli uffici, a chi ricerca ambienti di lavoro più ampi per favorire le distanze tra i dipendenti, fa da contraltare chi si sposta in spazi più piccoli con la prospettiva di uno smart working che si protrarrà per diverso tempo. Ed è proprio questo a portare incertezza per il futuro, come sarà il lavoro in ufficio?

Non è ancora chiaro se i lockdown degli ultimi tempi saranno o meno la ‘rampa di lancio’ per una svolta green, che risparmierà spostamenti alle persone, se non fondamentali e dove quei lavori che possono essere fatti senza particolari problematiche da casa, completamente o anche solo parzialmente, andranno effettivamente in quella direzione o se col tempo si tornerà esattamente da dove si era partiti.

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